Debutta a Lucca la nuova produzione lirica del Teatro del Giglio: Il matrimonio segreto. Fresco e vivace, il dramma giocoso in due atti di Domenico Cimarosa è portato in scena da una formazione di tutto rispetto, nata dalla collaborazione tra il teatro lucchese e la Fondazione Ravenna Manifestazioni, lo stesso sodalizio che ha permesso la produzione del Falstaff verdiano che ha calcato il palco lucchese due mesi or sono.

L’equivoco alla base dell’opera è presto detto: il Conte Robinson, giunto a casa del Signor Geronimo per sposare la figlia maggiore, Elisetta, si invaghisce della più piccola, Carolina. La cadetta sì è però già sposata  -in segreto, appunto- con Paolino, promotore dell’accordo e vittima delle attenzioni amorose di Fidalma, la zia delle ragazze. Con questo materiale il libretto di Giovanni Bertati ha buon gioco per divertire il pubblico nelle tre piacevolissime ore di spettacolo.

La vicenda si svolge in un unico ambiente mutevole: non solo per i quattro grandi armadi che si spostano sulla scena (mossi in segreto dai ragazzi di GiglioLab), ma, specialmente, per gli oggetti di scena, tutti presenti, benché ricoperti da pesanti tendaggi. Quello che si presenta agli occhi dello spettatore è una via di mezzo tra la bottega di un rigattiere –gabbie, cornici, libri sono ammassati sugli armadi- e la stanza delle necessità di potteriana memoria: la scenografia si scopre e si copre a seconda del bisogno, senza mai essere svelata per intero. I colori pastello sono spesso confusi dalle luci, magistralmente dosate per vivacizzare l’ambientazione unica. I personaggi sembrano essere un’appendice della scena: inizialmente indossano grembiuli e vestaglie dello stesso tessuto che nasconde gli arredamenti, di cui poi si spoglieranno per mostrare i costumi, particolarmente elaborati, ma mai pesanti.

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Il cast è eccezionale: sei cantanti su cui difficilmente si possano avanzare critiche di sorta. Lavinia Bini è una Carolina brillante e dalla voce limpida, con un sorriso e un’espressività che ci ricorda, con piacere, Diane Keaton. Il suo innamorato, Paolino, è il tenore Matteo Falcier, egregio nel ruolo di deus ex machina. Divertente e mai banale l’interpretazione che ci offre Omar Montanari, nel suo ruolo del Conte borioso e caricaturale, come anche è azzeccato nel ruolo di Geronimo il basso Salvatore Salvaggio. La sorella maggiore e la zia sono rispettivamente Giulia Semenzato e Loriana Castellano: bruttina e antipatica la prima, comica l’altra nel suo alternare momenti di ferrea disciplina e di languida tentazione nei confronti di Paolino, hanno entrambe i loro momenti memorabili. Già bravi da soli, si apprezzano particolarmente nelle scene d’insieme grazie a delle semplici, ma efficaci coreografie volute dal regista Italo Nunziata.

La musica di Cimarosa è briosa, incalzante, a tratti quasi rossiniana per concitazione e freschezza. Il tutto è reso alla perfezione dalla mano sicura di Julian Kovatchev, a capo di un organico orchestrale relativamente ridotto –si contano una trentina di musicisti. Nella buca ci sono i ragazzi dell’Orchestra giovanile Luigi Cherubini, una formazione interessante, non solo per la qualità dell’esecuzione: formata nel 2004 da Riccardo Muti, è composta da talentuosi musicisti under 30 (sembra si possano definire anche giovani, ma non vorremmo abusare dell’epiteto) provenienti da tutta Italia e che si esibiscono con successo in giro per l’Europa.

Si replica domenica 9 febbraio alle 16.00: a nostro parere si tratta di un’ottima occasione per vedere al Teatro del Giglio una produzione encomiabile e di una qualità degna del teatro di tradizione che si vanta di essere. Non capita spesso, purtroppo, ma questa volta sì.

 Andrea Balestri

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