Beatrice Fiorica (Marina Biondi) è una donna molto gelosa e, scoperto il tradimento del marito con la moglie di un certo Ciampa (Sebastiano Lo Monaco), diviene preda di una furia cieca e incontrollabile.
Rabbiosa, sporge denuncia (sotto consiglio della “Saracena”) senza curarsi dei tentativi che la famiglia sua e di Ciampa compiono per dissuaderla, così da far chiudere in prigione i due amanti.
A questo punto è messo in dubbio l’onore di entrambe le famiglie.
Non importa cosa sia realmente accaduto, ciò che conta è riparare il danno, tentare di ricucire la credibilità perduta delle due famiglie.
E’ adesso che Ciampa ha un’intuizione geniale: far credere al paese che la Fiorica aveva denunciato il marito in un momento di follia, e spostarla per un po’ di tempo in un manicomio.
Il piano funziona fin troppo bene, infatti la donna, dando sfogo alla propria rabbia, finisce per divenire realmente pazza.
Pirandello infatti attraverso Ciampa definisce tre “corde”, quella seria, quella civile e quella pazza.
Affascinante l’interpretazione di Marina Biondi che, anche grazie alla voce rauca, riesce a “sprizzare da tutti i pori” disprezzo e rabbia.
I due atti in cui lo spettacolo è diviso compiono una distinzione radicale tra i due diversi aspetti del personaggio più interessante, Ciampa.
Infatti nel primo atto pare esuberante, ironico (forse troppo) in maniera talvolta sottile e talvolta più grossolana, nel secondo atto, al contrario, è distrutto dal dolore, e incarna in maniera emozionante il doppio dramma vissuto: il tradimento della moglie e il bisogno ossessivo (dato da una società fondata su un perbenismo estremamente ipocrita) di far tornare tutto alla normalità, di trovare una soluzione.
Durante tutto lo spettacolo, per quanto riguarda Lo Monaco (Ciampa), sembra di essere in bilico tra recitazione, e quindi finzione, e realtà.
Questo equilibrio precario si rompe una prima volta, in modo ironico e poco affascinante, in una battuta “di troppo”, in cui l’attore smette di recitare e, facendo leva su una delle battute appartenenti al copione, fa un riferimento ai “grilli” che da “grilli per la testa” divengono “grilli e grillini fin troppo numerosi nelle teste degli italiani”, di semplice comprensione il riferimento politico, che suscita una risata generale nella platea.
Più sottile e senza dubbio interessante quella che sembrerebbe una seconda “rottura dell’illusione scenica”, durante il secondo atto. Infatti, dopo la follia di Beatrice Fiorica, Ciampa rimane solo sulla scena e, falsamente sorpreso, domanda «Ma voi eravate qua?» Improvvisamente lo spettatore si sente chiamato in causa, la quarta parete sta crollando, quasi si può sentire il suono del suo sfracellarsi a terra, quando invece… «No, dico, tutto il paese ha visto?» Il paese, non il pubblico. Ed ecco che, con eleganza, la quarta parete si ricompone, solida.

Sabato 2 marzo, ore 21.00
Teatro del Giglio, Lucca

Il berretto a sonagli
di Luigi Pirandello

Regia di Mauro Bolognini, ripresa da Sebastiano Lo Monaco
Con Sebastiano Lo Monaco e Marina Biondi
E con Clelia Piscitello, Claudio Mazzenga, Franca Maresa, Rosario Petix, Elena Aimone
e Isa Bellini

Sara Casini

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