Si apre il sipario e nella più assoluta miseria scorgiamo 3 personaggi un tavolo una grata da cui passa un timido raggio di “sole” ; l’ allestimento è essenziale la povertà traspira da ogni angolo del palco , non ci sono ne meno le  quinte per coprire gli attori fuori scena , che  risultano   semplicemente seduti su delle sedie a bordo palco nell’ attesa del entrata . Già è evidente il tema affrontato dal testo di Eduardo Scarpetta la miseria ;   ogni battuta , ogni azione e ogni  ironia gira  attorno alla povertà di due famiglie che sono ridotte alla fame a causa dell’avversa  fortuna; i miserabili apostrofano lo stato  che non  fa che dissanguare i cittadini   e   riconoscono le loro disgrazie in eventi esterni come lo stato ladro esattore che ha  tolto il lavoro a don Pasquale  bandendo il mestiere  di  salassatore  .L’ esaltazione della miseria si determina con  la comparsa  di due rampolli di ricche famiglie che  hanno bisogno di alcuni  favori : il marchesino dell’ intera famiglia per i suoi scopi l’ altro  la mano della figlia di Don pasquale(Lello Arena )  bella e affamata; l’ autore ce la dice lunga sui  rapporti che i ricchi hanno  sempre mantenuto  nei confronti dei poveri ,un vero e proprio  sfruttamento che è dei più subdoli perché il ricco  non è costringe  con minacce ma  usa l’ unica leva  la miseria che spinge gli uomini a qualsiasi azione per la sopravivenza  .Affianco  alla  commedia nel secondo atto ci sono due monologhi brevi di Felice(Geppy Gleijeses) e di Luisella (Marianella Bargilli)che come fulmini a ciel sereno sentenziano sulla miseria : La miseria è solo malessere  allora perché esiste ? drammatica  domanda che è lanciata allo spettatore che ignaro della tragicità del quesito ride allegramente della commedia ( meno male altrimenti che commedia  è ?!) ma in un secondo momento ripensando alla domanda il quesito  cruciale riemerge e scomoda la filosofia, la metafisica, la teologia , la teodicea ecc . La scenografia misera del primo atto diventa ricca nel secondo  . Notiamo che tra i pannelli dipinti per rappresentare la casa del signor   cuoco arricchito  ci sono i  disegni del  sipario ciò per ricordare  che stiamo vedendo una finzione , la “miseria”  sta recitando una parte   con un gioco di maschere e  tenta di nascondersi per poi scoprire   sempre l’ effettiva  natura  . I costumi hanno degli elementi che ci fanno capire che siamo alla fine dell’ ottocento anche se riconosciamo elementi di fantasia (Non hanno tagli e colori conciliabili con il periodo )  , ogni abito è congeniale al suo personaggio abiti stracciati e ammassati  su i miserabili ,  composti e belli gli abiti sui ricchi con accessori degni del  rango. La recitazione degli attori è stata soddisfacente battute ben lanciate e espresse salvo il fatto che il bambino che recitava   con l’ accento napoletano aveva l’ erre  moscia e era  molto buffo , la mimica compieva a meraviglia la comunicazione necessaria alla comicità .

Davide Barsotti                                                                           

Teatro del giglio di Lucca sabato 2 febbraio  2013 ore 21

Commedia  di Eduardo Scarpetta

regia Geppy Gleijeses

Geppy Gleijeses (Felice Sciosciammocca)

Lello Arena, (Don Pasuqale )

Marianella Bargilli (Luisella)

e con Gigi De Luca, Gina Perna, Antonio Ferrante, Gino De Luca, Loredana Piedimonte, Antonietta D’Angelo, Vincenzo Leto, Jacopo Costantini, Silvia Zora, Francesco De Rosa

scene Francesco Garofalo

costumi Adele Bargilli

musiche Matteo D’Amico

luci Luigi Ascione

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