Il tempo fugge.
Il tempo è solo una convenzione. Come posso sapere che ciò che sto vivendo non è altro che una mera illusione? Come posso sapere che la follia di cui mi accusano non è che il giusto modo di affrontare una vita così illusoria?
Questi sono alcuni degli interrogativi che Calogero si trova ad affrontare, precipitando in una comica disperazione, incapace di distinguere una realtà difficile da accettare da una finzione troppo ben elaborata.
Infatti nell’hotel Metropole l’illusionista Otto Marvuglia aveva fatto “scomparire” la moglie di Calogero, così da permetterle di fuggire col proprio amante.
Al marito confuso il professore ha detto che la donna è rinchiusa in una scatola e che solo aprendola con fede potrà rivedere la moglie, che altrimenti scomparirà per sempre.
Ovviamente il professore è a conoscenza dell’infedeltà della donna, e del fatto che il marito stesso, essendone consapevole, non avrà mai la fede necessaria per aprire la scatola.
I personaggi si ritrovano poi nella casa dell’illusionista, che si scopre essere un povero squattrinato pieno di debiti. Calogero, dopo aver sporto inutilmente denuncia, accetta quello che il professore definisce un “giuoco”, e si convince di stare vivendo in una sorta di mondo parallelo creato dal professore, da cui potrà uscire soltanto concludendo tale giuoco, ovvero aprendo la scatola.
Gli anni passano, Calogero invecchia e finisce per cedere alla pazzia.
La moglie, pentita, decide di tornare da lui e il professore, da buon illusionista, riesce a giustificare il suo ritorno.
L’uomo in un primo momento pare accettarla, poi, rifiutando la sua reale infedeltà, si rifugia nella dolce sicurezza di una moglie fedele racchiusa in una scatola.
Racchiuse in una commedia scoppiettante, piena di risate e fraintendimenti, ci sono considerazioni affascinanti sul senso del tempo e della vita stessa. E alla conclusione di questo dramma comico, che in realtà rimane inconcluso, gli interrogativi lanciati al pubblico tra una risata ed una falsa lacrima rimangono sospesi, privi di una risposta.
Incredibile l’interpretazione di Nicola di Pinto (Calogero), capace di affrontare un tema denso e drammatico come quello della follia in maniera profonda e allo stesso tempo divertente.
Interessante l’utilizzo delle luci, mentre non di particolare rilevanze la musica.
La scenografia, relativamente semplice, riusciva a descrivere molto bene l’ambiente.
Sono rimasta colpita dalla capacità di Eduardo di Filippo di creare una commedia di questa estensione riuscendo però a renderla incredibilmente leggera, e in effetti, anche per chi si ritrova ad osservarla, il tempo perde ogni oggettività, dilatandosi e restringendosi al passo degli attori.

Domenica 27 gennaio, ore 16.30
Teatro del Giglio, Lucca
La grande magia
Di Eduardo De Filippo
Regia Luca De Filippo
Con Luca De Filippo, Nicola Di Pinto, Massimo De Matteo, e Carolina Rosi
E con Paola Fulciniti, Alessandra D’Ambrosio, Carmen Annibale, Lydia Giordano, Antonio D’Avino, Daniele Marino, Gianni Cannavacciuolo, Giulia Pica, Giovanni Allocca

Sara Casini

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