Una «farsa drammatica» (come definisce lo stesso Brecht la propria opera) capace di sfondare la quarta dimensione, una tragedia in cui gli attori si concretizzano, perdono la loro impalpabilità per interagire col pubblico pur mantenendo il dovuto distacco, così da non confondere una tragedia dai tratti comicamente drammatici con una burla. 

L’ennesima riflessione sul nazismo, sull’ascesa al potere del celebre e terribile Adolf Hitler, affrontata però in chiave molto moderna: trasportando quel terribile sentiero fatto di cadaveri e terrore in una città dell’America capitalista, Chicago.

Ed ecco che Hitler diviene il gangster Aurturo Ui, che acquista il controllo del commercio di cavolfiori attraverso ricatti e inganni che si rendono al pubblico estremamente espliciti. Ogni personaggio, il cui nome non è altro che la trasformazione di nomi di personaggi storicamente attestati (Ernst Rohm diventa Ernesto Roma, Joseph Goebbes diventa Giuseppe Givola e così via), entra a far parte del piano di Ui, che tira i fili dei propri burattini senza alcuna forma di moralità, con lo scopo preciso di arrivare al potere.

La follia imperversa sul palco, travolge il pubblico, nessun tentativo da parte dei “trusters” di occultare la propria smania di potere, che esplode attraverso risate sguaiate (Giri), occhi spalancati saturi di esaltazione e voci stridule pronte all’evenienza a divenire profonde e suadenti (Givola).

Infine l’epilogo (che non fa parte dell’opera di Brecht) lascia crollare definitivamente le maschere degli attori, con frasi che permettono all’osservatore di ricordare e riconoscere il valore della memoria.

Lo sfondo è composto da niente più di semplici cassette di plastica bianca impilate le une sulle altre, che gli attori muovono all’occorrenza per creare edifici.

La musica è incalzante e le voci, che ad essa si accompagnano, divengono da acute a profonde, pronte a compiere melodie eleganti che parlano di corruzione e omicidio.

In mezzo ad un campo di cavolfiori si muovono dunque uomini in abito da sera, con eleganti giacche, cilindri lucidi e monocoli, con sul braccio una fascia con su impressa una svastica.

Il tutto in un’opera studiata e consapevole, capace di suscitare il riso pur trattando argomenti storici dall’innegabile drammaticità.

Sabato 12 gennaio, ore 21.00

Teatro del Giglio, Lucca

La resistibile ascesa di Arturo Ui

di Bertolt Brecht

Regia di Claudio Longhi

Musiche originali di Hans-Dieter Hosalla

Con Umberto Orsini, Lino Guanciale, Luca Micheletti, Michele Nani, Giorgio Sangati

E con Nicola Bortolotti, Simone Francia, Olimpia Greco, Diana Manea, Ivan Olivieri, Antonio Tintis

Sara Casini

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