Con la trasposizione – tanto originale quanto troppo azzardata – del ‘Macbeth’, tragedia di Shakespeare, di Antonio De Rosa, sul palco del Teatro del Giglio ha regnato per tre sere (Giovedì 13, Venerdì 14 e Sabato 15) il Caos.

Lo spettacolo è, infatti, confusionario e – a tratti – incomprensibile: elementi moderni, aggiunti da De Rosa, si mescolano un po’ ambiguamente con elementi sostanzialmente shakespeariani. Il risultato è un coraggioso esperimento malriuscito.

Inspiegabile il fatto che il regista scelga di sostituire le tre streghe – figure di grande impatto e molto enigmatiche – presenti nel testo originale con banali bambolotti che profetizzano a Macbeth eventi funesti con un candore e una calma che risultano fuori luogo; inspiegabile anche l’inserimento di dialoghi shakespeariani, recitati anche così velocemente da non poter essere pienamente apprezzati e compresi, in scene che di shakespeariano hanno veramente ben poco.

Con lo spettacolo si perdono la poesia, la suspense e il mistero che invece caratterizzano lo scritto originale, ma si enfatizza il senso di angoscia e tormento con lo scopo di sconvolgere, forse anche esagerando. Alcune scene – come la prima, in cui i personaggi, ubriachi, ridono sguaiatamente e fanno battute di bassa lega – vogliono far sorridere il pubblico, ma l’unica sensazione che provocano è una generale perplessità; altre invece, troppo enigmatiche, stranianti e a volte anche strazianti, non riescono a catturare pienamente l’attenzione del pubblico, addirittura alcuni in platea se ne vanno.

Poco sottolineato nello spettacolo anche il profilo psicologico dei vari personaggi, che invece è ampiamente approfondito nell’opera di Shakespeare: i crudeli e immorali pensieri – rappresentati nello spettacolo come feti partoriti morti – di Macbeth (Giuseppe Battiston) e Lady Macbeth (Frédérique Loliée), che portano loro a compiere numerosi omicidi in nome della grande brama di potere, trascinano i due coniugi in uno stato di follia e profondo tormento che, nel testo, è esplicitato e intensificato sia con monologhi angosciosi che con comportamenti irrazionali, mentre nello spettacolo è alquanto banalizzato e reso non molto chiaramente con dialoghi monoespressivi e scene di scarso impatto. Lo spettacolo, infatti, punta più allo sconvolgimento dato da fatti concreti ed evidenti (omicidi, scene alla cui base vi è una profonda inquietudine) più che a quello dato dall’interiorità dei personaggi e dalla loro capacità espressiva.

Aspetti sicuramente positivi dello spettacolo sono, sicuramente, la sceneggiatura e l’uso sapiente di luci e musiche: gli elementi scenografici, nella loro semplicità, combinati con luci psichedeliche e dai toni prettamente scuri e con musiche metal, contribuiscono a rendere l’atmosfera sul palcoscenico più angosciosa e opprimente e a impressionare il pubblico.

Giudizio finale: 1,5 su 5. Spettacolo con molti (troppi) spunti, confuso, a tratti banale e non all’altezza dell’originale opera di Shakespeare, che è un concentrato di mistero, inquietudine e riflessioni sull’umanità.

Elena De Servi

Macbeth
di William Shakespeare
traduzione Nadia Fusini
regia Andrea De Rosa
con Giuseppe Battiston, Frédérique Loliée, Ivan Alovisio, Marco Vergani, Riccardo Lombardo, Stefano Scandaletti, Valentina Diana e Gennaro Di Colandrea
spazio scenico Nicolas Bovey e Andrea De Rosa
costumi Fabio Sonnino
luci Pasquale Mari
suono Hubert Westkemper

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