Il giorno 14 dicembre 2012 al teatro del Giglio di Lucca è andato in scena “Macbeth” per la regia di Andrea De Rosa, interpretazione in chiave moderna dell’omonima tragedia del grande Shakespeare, che però non ha riscosso molti applausi e ha lasciato tutti un po’ perplessi.

Il regista ha forse voluto rivolgere il dramma ad un pubblico giovane che pur essendo presente, non sembra aver gradito lo sforzo. La scena si apre (a dire il vero “aprire” non è proprio il verbo adatto visto che il sipario era già aperto e la luce ancora accesa quando è iniziato il tutto) con una sorta di festa, gente che beve e ride in un clima non tanto allegro quanto squallido, che fa da sfondo a tre bambolotti che, interpretando le tre streghe, predicono ai coniugi Macbeth (Giuseppe Battiston e Frédérique Lolliée ) e all’amico Banquo (Ivan Alovisio) il glorioso futuro che li aspetta, profezia che farà scaturire nei protagonisti la bramosia di potere che li spingerà ad uccidere. E fin qui niente da obiettare, a parte il fatto che tra risate ed ebrezza i dialoghi, rimasti in linguaggio “shakespeariano”, risultavano alquanto incomprensibili per chi non avesse letto almeno una volta il testo originale, e il fatto che la Lolliée, attrice francese, forse in difficoltà con la lingua, non aveva dimostrato una così buona recitazione.

In ogni caso, inizialmente lo spettacolo prende una piega un po’ grottesca: sembra forse più l’alcol a spingere Macbeth a commettere gli omicidi (per cui viene perso di vista quasi completamente il conflitto psicologico del personaggio, che  nel testo originale ha invece una fondamentale importanza ), oltretutto non mancano (purtroppo) momenti che avrebbero dovuto essere “divertenti”, ma che non inserendosi nel contesto, non hanno che incrementato la perplessità del pubblico. Ma la rappresentazione continua assumendo un carattere sempre più macabro e quasi “splatter” , che culmina con l’omicidio di Lady Macduff (Valentina Diana), tra luci stroboscopiche e musica tecno che trasformano il teatro in una sorta di discoteca dei giorni nostri, e con la seconda profezia fatta dagli spettri evocati dalle streghe, qui rappresentati come feti morti partoriti dalla stessa Lady Macbeth, che riempie la scena di rosso e di bambolotti “insanguinati”.

Lo spettacolo termina quindi un po’ frettolosamente: non è chiara la scena in cui Lady Macbeth da sonnambula confessa le sue colpe, e nel famoso monologo finale di Macbeth, divenuto ormai re, la parola “coglioni”, sostituita a “stupidi”, non rende la tragicità del messaggio che Shakespeare voleva trasmettere, cioè di quanto sia inutile la vita che è sempre cammino verso un’inevitabile morte.

Nel complesso gli attori, tra cui troviamo anche Marco Vergani nei panni di Ross, Riccardo Lombardo in quelli di Macduff e Stefano Scandaletti che interpretava invece Malcom, hanno dimostrato una pressoché buona recitazione, anche se rimanevano lontani dal far immedesimare il pubblico nella storia. La scenografia e i costumi (di Fabio Sonnino) erano molto semplici ma adeguati ad un’interpretazione in chiave moderna.

Ciò che ha sconvolto di più il pubblico è stato sicuramente la presenza di tutto quel sangue, decisamente esagerato, che ha creato più una sensazione di ripulsione e disgusto che un effetto catartico, e la decisione di convogliare in un unico spettacolo generi così diversi e antitetici che hanno creato una sorta di miscuglio, un “calderone” poco convincente.

Francesca Di Pietro

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