Da Giovedì 13 a Sabato 15 dicembre al Teatro del Giglio di Lucca è andato in scena una moderna versione del MacBeth di Shakespeare, diretta da Andrea De Rosa.
Il generale Macbeth (Giuseppe Battiston) viene sconvolto la sera della festa per
celebrazione della sua vittoria contro l’esercito di Mcdonald, dalla profezia di tre bambolestreghe (che riescono bene a terrorizzare il pubblico e risultare minacciose grazie alla voci di inquietanti infanti) che professano la sua futura nomina a Barone di Cawdor e a Re.
Assistono alla scena insieme a MacBeth, forse confusi dal troppo alcol ingerito, Lady Macbeth (Frédérique Loliée) e il generale Banquo (Ivan Alovisio), quest’ultimo appellato dalle streghe “capostipite di una dinastia di re”.
Qualche ora più tardi, nella stessa sera, arriva alla dimora di Macbeth Ross (Marco Vergani), un messaggero del re, che comunica ai presenti che al generale Macbeth è stato conferito il titolo di “Barone di Cawdor”.
Lord e Lady Macbeth, ambiziosi, decidono di uccidere il Re di Scozia Duncan, facendo ricadere la colpa sulle guardie addormentate per l’alcol davanti alla porta della camera dove riposava.
L’omicidio sconvolge e rende quasi impotente Macbeth tanto che spetta a sua moglie il compito di mettere nelle mani delle guardie i pugnali insanguinati dell’assassinio.
La mattina seguente un gruppo di uomini guidati dal nobile Macduff (Riccardo Lombardo) scoprono il corpo senza vita del Re, e Macbeth fingendo un attacco d’ira uccide le guardie, sospettate colpevoli dell’omicidio.
Malcom (Stefano Scandaletti), figlio del re, per paura di fare la fine del padre fugge in Inghilterra e Macbeth “guadagna” l’ambito titolo di sovrano, nonostante non si senta sicuro per quanto riguarda la profezia fatta a Banquo; così saputo dallo stesso Banquo che sarebbe uscito per una cavalcata con suo figlio Fleance, manda il sicario Syton (Gennaro di Colandrea) che uccide Banquo mentre si lascia sfuggire suo figlio.
Dopo che Syton comunica il fallimento dell’azione compare, ad un banchetto quasi surreale, il fantasma di Banquo, che solo Macbeth riesce a vedere, dopo aver cercato diverse scusanti. Lady Macbeth esasperata, urla agli ospiti, come sospesi in una dimensione astratta, di andarsene.
I coniugi Macbeth chiedono ulteriori consigli alle streghe (che sono una costante in tutte le scene) che gli annunciano che nessun nato da donna potrà fargli del male, che non verrà mai sconfitto finché il bosco di Birnan non si muoverà contro di lui; con queste informazioni Macbeth fa sterminare Lady Macduff (Valentina Diana)e suo figlio, approfittando dell’assenza del padre che è in Inghilterra.
Mentre il sonnambulismo di Lady Macbeth peggiora a causa degli omicidi che pesano sulla sua coscienza, Malcom convince Macduff ad aiutarlo nell’invasione della Scozia.
Dopo aver visto gli alberi muoversi Macbeth sempre più ansioso chiede aiuto alle streghe che fanno nascere da sua moglie dei bambini morti che dopo questa vicenda Lady Macbeth muore.
Lo scontro finale è ormai vicino: in una foresta decorata con bambini morti Macbeth, con la certezza di non venir ucciso da nessun nato da donna affronta Macduff, che però dopo aver affermato che lui non è nato da donna, bensì è stato fatto nascere con un cesario, uccide il tiranno scozzese Macbeth.
La scelta di usare i bambolotti è innovativa e carica di significato, sembra voglia sottolineare il passaggio dei Macbeth da un atteggiamento giusto a uno diabolico e mostra quanto quegli omicidi siano pesanti per Macbeth per la purezza e innocenza che caratterizza i bambini.
La scena di De Rosa e Nicolas Bovay è minimalista, essenziale, una scelta azzeccata che invita il pubblico a concentrarsi sulla recitazione dei  protagonisti, un Battiston coinvolgente che riesce a gestire tutti i lati di un Macbeth che passa da bambino a iracondo, da spensierato ubriaco a omicida piena di rimorso, nota positiva anche per FrédériqueFrédérique Loliée, che impersona una Lady Macbeth forte, quasi mascolina; tutto il resto degli attori è attiva e cerca di coinvolgere il pubblico, che purtroppo pare addormentato, troppo assente (alcuni lasciano addirittura il teatro) e che non riesce ad
apprezzare il modernismo di De Rosa, forse un po’ troppo violento per il teatro lucchese.
Il suono è forse troppo martellante, anche se riesce bene a sottolineare la violenza che caratterizza gli omicidi dei Macbeth, come le luci; sono due fattori che quasi si assomigliano per lo stile, che bombarda gli spettatori nei momenti più cruenti.

Veronica Martini

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