Il primo scenario che si presenta davanti allo spettatore, che sia o meno a conoscenza della trama dell’opera, lascia indubbiamente un senso di perplessità. Infatti il Macbeth, opera tradizionalmente ambientata nella Scozia del XI secolo, si apre su un contesto fortemente contemporaneo, ovvero una festa nella quale tutti gli invitati, ubriachi, ballano sulle note di una musica tecno. A seguire sono le profezie delle streghe, ascoltate da Macbeth, lady Macbeth e Banquo, tra eccessi di ilarità e frasi deliranti dovute all’alcool. Le profezie, indispensabili per comprendere il resto dell’opera,  sono tre: la prima profezia recita che Macbeth diverrà duca di Cawdor, la seconda che diverrà re, ma i suoi figli non manterranno il trono. La terza, rivolta a Banquo, dice che da lui nascerà una stirpe di re.  L’opera prosegue seguendo più o meno meticolosamente la trama dello scritto shakespeariano, dalla visita del re, alla tormentata decisione di uccidere il re stesso per fare che le profezie delle streghe si avverino e che quindi Macbeth diventi duca di Cawdor e poi re, alla pazzia prima di Macbeth e in seguito della moglie, alla seconda serie di profezie delle streghe e, infine alla morte di lady Macbeth, all’uccisione del protagonista da parte di Macduff e all’incoronazione del figlio di Duncan.

Sicuramente, almeno per me, lo spettacolo è stato d’impatto. D’impatto sono stati gli effetti sonori, le luci e, soprattutto, le prestazioni degli attori. In particolare per quanto riguarda Battiston (Macbeth) e Loliée (lady Macbeth). Entrambi sono stati a dir poco grandiosi grandiosi e la loro interpretazione mi ha molto appassionata.

Non posso dire però di essere stata coinvolta allo stesso modo dal ritmo generale della rappresentazione e tanto meno da tutta questa “modernità” introdotta nell’opera. Lo spettacolo alternava scene in cui lo spettatore veniva rapito da un senso d’angoscia sempre crescente che sfociava poi nel nulla, in quanto, per la maggior parte delle volte, a seguire erano scene completamente differenti, sia per luoghi che per argomento che per coinvolgimento emotivo.

Inoltre non si capisce bene in che epoca sia ambientata questa rappresentazione. Di sicuro tutta l’opera è messa in scena in chiave moderna, ma forse non abbastanza coerentemente e in modo omogeneo. Problema simile per quanto riguarda lo scorrere del tempo. Non si riesce a distinguere bene il passaggio tra un giorno e l’altro. Complessivamente, ne risulta uno spettacolo d’impatto, ineccepibile per le prestazioni degli attori ma allo stesso tempo confuso e che, a mio parere, lascia spiazzati e perplessi.

Elena Modena

 

Teatro del Giglio, Lucca – giovedì 13 dicembre 2012

Macbeth
di William Shakespeare

(in replica venerdì 14 e sabato 15 dicembre )

traduzione: Nadia Fusini
regia: Andrea De Rosa
con: Giuseppe Battiston, Frédérique Loliée, Ivan Alovisio, Marco Vergani, Riccardo Lombardo, Stefano Scandaletti, Valentina Dianda, Gennaro di Colandrea
spazio scenico: Nicolas Bovey, Andrea De Rosa
costumi: Fabio Sonnino
luci: Pasquale Mari
suono: Hubert Westkemper

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