La traviata

andata in scena al Teatro del Giglio di Lucca domenica 25 novembre 2012

musiche di Giuseppe Verdi libretto di Francesco Maria Piave

Interpreti

Violetta Valéry (soprano, Mimma Briganti)

Alfredo Germont (tenore, Marco Frusoni)

Giorgio Germont (baritono, Luca Grassi)

Barone Douphol (baritono,Salvatore Grigoli )

Gastone (tenore, Angelo fiore )

Il marchese D’Obigny (basso, Italo Proferisce)

Flora Bervoix ( mezzosoprano, Sandra Buongrazio)

Annina (soprano, Emanuela grassi )

Il dottore Grenvil ( basso, Gabriele Bolletta)

Giuseppe(basso, Eduardo Hurtando )

Domestico/commissario ( tenore, Juan Josè navarro)

Si apre il sipario mentre il direttore dirige l’ouverture, un pensieroso Alfredo entra in scena nel più totale silenzio solo accompagnato dalla musica dell’orchestra e guarda sospirando un divanetto che diventerà il luogo della sua promessa d’amore ; Alfredo se ne va e di colpo si accendono le luci e si scorge un elegante salotto Parigino del 1850 ; In simili ambienti si consumeranno amori, gelosie,passioni,ire e si scioglierà tutto con dolce amore. L’inizio mette in luce un giovane Germont distaccato dall’ipocrita società dei salotti parigini del periodo, Alfredo (Marco Frusoni)  è appassionato emotivo e a volte irruento è l’unico che mostra per tutte e due le ore dell’opera la sua vera essenza. La società è fatta di baroni conti e marchesi eleganti e di buone maniere però nascondono un esistenza bassa (non osano dare scandalo chiamando violetta cortigiana, ma effettivamente così la trattano) tutti mostrano freddezza nei confronti di Violetta è solo un ornamento da salotto, l’unico ad amarla è il passionale Alfredo. L’opera rappresentata mette in luce a pieno quanto detto fino a ora, lo scontro Tra l’uomo vero e il falso mondo che lo circonda avviene con un vero proprio duello(Afredo VS Barone Douphol) che è vinto da Alfredo (uomo) che si ricongiunge con l’amata ormai in punto di morte come a ribadire che nonostante l’apparente vittoria la vita civile non può essere solo costituita dalla vera essenza di un uomo ma deve mantenere il mascheramento sociale,  l’unico elemento che sopravvie a tutto è l’amore. Eccelenti le parti finali con una Violetta (in punto di morte che urla il suo dolore e la sua gioia in parti che si discostano nettamente dla cantato con parti quasi parlate, che rimandano allo spettatore la precaria condizione di Violetta.La scenografa riproduceva bene l’ambirente di metà ottocento con eleganti mobili e tavoli degni di una festa dell’epoca. Una Violetta (Mimma Briganti) che intona benissimo le note ma ha bisogno di scaldarsi per gli acuti che non hanno vigore nel primo atto, Alfredo, Marco Frusoni, espressivo e adatto per il ruolo ma voce ancora da potenziare, Luca Grassi (Giorgio Germont) ottima esibizione. Per un Alfredo così la Violetta in scena non era proprio adatta, il divario di età rendeva poco plausibile la storia d’amore che si creerà in seguito. Puntuale il Coro della Toscana e ben coordinato. Infine per un’opera di due ore, quaranta minuti di intervallo totali (venti minuti più venti minuti) sono eccessivi, distolgono l’attenzione dello spettatore, senza contare che l’uscita dei cantanti dopo ogni atto toglie l’illusione scenica.

Davide Barsotti

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