Meravigliosa interpretazione del regista e attore Roberto Valerio della commedia “Un marito ideale”, testo del famoso drammaturgo di fine Ottocento, Oscar Wilde. Bastano sei attori per inscenare uno spettacolo che, prendendo in esame due argomenti molto difficili, l’amore e la politica, non fa mancare l’umorismo e le battute di spirito, e al contempo critica la purtroppo diffusa corruzione nella politica. Sir Chiltern (interpretato dallo stesso Valerio), sottosegretario agli affari esteri, una sera ha una spiacevole visita di una donna, lady Cheveley, che riaffiora dal passato con una lettera compromettente scritta dallo stesso sir ancor prima di sposarsi che dimostra l’origine non del tutto legale della sua ricchezza e quindi del suo successo, con la quale lo ricatta. Ma la moglie, Gertrude Chiltern, ignara del passato del marito, lo convince a non fidarsi della donna, che però le rivela tutto e fa scaturire tra i due coniugi un acceso litigio. Gertrude disperata, chiede allora l’aiuto del comune amico Lord Goring, tipico dandy inglese che preferisce godersi la vita piuttosto che prenderla sul serio, inviandogli un biglietto dalle molteplici interpretazioni. Cheveley raggiunge Lord Goring , che riesce a strapparle la lettera accusandola di furto. La donna però non demorde e viene in possesso del biglietto mandato dalla signora Chiltern all’amico e lo invia al signor Chiltern, che però viene persuaso dalla moglie, che pur avendo sempre professato l’integrità morale e l’onestà in questo caso è capace lei stessa di mentire, che il biglietto, come prova d’amore, fosse per lui e non per l’amico.
Tutte queste peripezie mostrano la società vittoriana di fine Ottocento di cui Oscar Wilde è testimone, una società ipocrita in cui nessuno è come sembra o come dice di essere. Perfino un marito ideale come Sir Chiltern nasconde un passato di discutibile dignità, e la stessa moglie finisce col rinnegare i suoi principi mentendo al marito. Ma nessuno dei due rimpiange le proprie azioni: è quindi necessaria la corruzione se si ha un po’ di ambizione? L’autore ci mostra ironicamente quanto paradossale sia la questione: il protagonista nonostante avesse venduto segreti di stato per arricchirsi e guadagnare potere e nonostante abbia rischiato, proprio a causa di questo suo errore, di esser di nuovo corrotto, appare non solo come l’ideale di marito ma anche come l’ideale di politico, gli viene infatti offerto un posto più prestigioso nel governo. Che ruolo assume allora la morale? Se Sir Chiltern non avesse ottenuto il denaro illegalmente non sarebbe riuscito a dimostrare anche la sua validità e se un marito raggiungesse anche perfezione morale il sentimento della moglie non diventerebbe probabilmente di cieca venerazione? Perciò forse non esiste un “marito ideale”, se non in colui che non vuole esserlo, come si ironizza nell’ultima battuta riferendosi a Lord Goring, l’unico che effettivamente abbia mantenuto sempre le stesse caratteristiche senza indossare alcuna maschera.
Paradossi e umorismo fanno quindi da sfondo alla triste teoria sull’impossibilità di raggiungere la perfezione, che è confermata dalla fredda ironia dell’ultima scena: la commedia si conclude infatti con Gertrude Chiltern che cantando, malinconicamente, esce di scena mentre gli altri personaggi sono bloccati in apparente allegria. E questa è una critica anche alla società odierna fatta sempre più di immagine che di principi, l’unico modo per salvarsi è rimanere fedeli a se stessi, anche se è molto facile cedere a compromessi.

Francesca Di Pietro

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