“Il discorso del re” di David Seidler, diretto da Luca Barbareschi, è una commedia storica, a cui si è ispirato anche il film premio Oscar 2011, ambientata in una Londra surreale tra il 1920 ed il 1930. Una commedia incentrata sulle difficoltà legate alla balbuzie del figlio secondogenito del Re Giorgio V (Giancarlo Previati), interpretato da Filippo Dini. Bertie -o meglio Albert Frederick Arthur George Windsor- salì al trono dopo che il fratello Edoardo abdicò, dopo meno di un anno di regno, ufficialmente per amore di Wallis Simpson. In reatà, nello spettacolo teatrale sono citate anche le simpatie filo naziste del re Edoardo, che cercava di governare l’Inghilterra in modo dispotico e che non avrebbe contrastato il Führer, nonostante le sollecitazioni delle Camere e del primo ministro Churchill (Ruggero Cara), che ebbe un ruolo fondamentale nell’abdicazione.

Bertie si dovette così mettere d’impegno per affrontare un problema che si trascinava dietro fin dai primi anni di vita: la balbuzie, grave per un re che deve tenere lunghi discorsi in pubblico e che rischia invece di apparire insicuro. Questa “malattia” si scoprirà poi dovuta a carenze affettive da parte dei genitori regali e a continue derisioni da parte del fratello maggiore e dei suoi amici. Questa situazione lo ha fatto chiudere in se stesso e gli ha  fatto vivere con una continua sensazione d’inferiorità nei confronti del “fratello bello e perfetto”.

Questa situazione fu spezzata quando la dolce e affettuosa moglie di Albert,  Elisabeth Bowes-Lyon (Astrid Meloni), venne a sapere di un logopedista australiano Lionel Logue (Luca Barbareschi), famoso in città per aver curato molti balbuzienti.

Il rapporto tra l’anticonvenzionale Lionel e Bertie -come il dottore pretenderà, anche con un po’ di ironia, di poter chiamare il suo nobile paziente- fu molto aspro al principio, ma gradatamente divenne sempre più armonioso. Durante i loro incontri vengono ad emergere molti aspetti psicologici del re, un uomo insicuro che non era mai riuscito a raccontare di sé a nessuno. Un uomo sostanzialmente solo e privo di amici. Fu Lionel il primo uomo con cui Bertie si aprì scoprendo la bellezza di avere qualcuno con cui poter parlare senza filtri e senza timori: un amico. L’insicuro re d’Inghilterra imparò ad imporsi, a farsi rispettare, riuscendo così anche a superare la balbuzie. La rappresentazione si chiude con un commovente discorso ufficiale in cui si annunciava la dichiarazione di guerra alla Germania, pronunciato davanti ad un microfono con voce lenta ma forte e solenne, e trasmesso ad una popolazione in ascolto. Infatti, anche per la sua capacità di parlare al popolo, re Giorgio VI e fu un re molto amato dagli inglesi.

Tale commedia cura, oltre agli eventi storici che hanno determinato l’entrata in guerra del Regno Unito e al ruolo della comunicazione di massa durante la seconda guerra mondiale, in modo spesso spiritoso, i temi fondamentali dell’amicizia tra due uomini di posizione sociale nettamente differente e della fiducia che i due si accordano reciprocamente.

Strepitose le interpretazioni di Luca Barbareschi e di Filippo Dini, i quali sono riusciti a calarsi perfettamente rispettivamente nella parte di un dottore pronto ad ascoltare e di un re insicuro e titubante impegnato a lavorare su se stesso.

Commovente la scena finale con il discorso del re alla nazione, pronunciato con una voce forte e ottimamente impostata, da brividi, ottima sintesi di tutto uno spettacolo che al contrario ha visto l’attore costretto ad esprimersi stentando e balbettando.

Non era facile cimentarsi nell’uso di due modi di parlare completamente diversi e contrastanti all’interno della stessa rappresentazione, ma il perfetto Dini è stato credibilissimo mentre, solo al centro del palcoscenico con le luci dei proiettori sul viso, era concentratissimo nel calarsi nel ruolo del vincente e ci porgeva la perla finale. Tutto questo con il sottofondo crescente del secondo movimento della settima sinfonia di Beethoven, come nel film.

Ottima la scelta della scenografia, in realtà scarna ed essenziale ma arricchita da proiezioni di immagini storiche (come per esempio le scene del funerale del re Giorgio V e quelle dell’enfasi e della sicurezza con cui pronunciava i propri discorsi il dittatore Adolf Hitler). Curata la scelta degli abiti e degli altri particolari che facevano parte dell’allestimento scenico.

Arianna Matilde Guidi

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