Intrappolato in un corpo che non risponde ai suoi comandi. In una società che nega la sua libertà di esistere in quanto persona, e lo rende incapace di ammettere i propri sentimenti, lasciandolo nel terrore delle relazioni umane.

In questa situazione si trova “Bertie” (poi re Giorgio), figlio del re ma incapace di aspirare al trono a causa della sua balbuzie, prima dell’incontro con “Lionel”, logopedista australiano a cui si aggrappa come ultima possibilità di guarigione.

Quest’uomo, che si scoprirà non essere un medico ma un attore fallito, inizierà a lavorare scendendo sempre più a fondo nella psiche di Bertie, un lavoro così impegnativo che infine i due arriveranno a creare un profondo legame di amicizia.

Il fatto che maggiormente mi ha colpito di questa rappresentazione teatrale è stata l’incredibile capacità degli attori di rendere le diverse sfumature dei caratteri dei personaggi.

Ad esempio il personaggio di Edoardo, che parrebbe strettamente negativo per la sua impossibilità di comportarsi “come si conviene ad un re”, sembra anche l’unico che tenti di fuggire alle convenzioni sociali che gli impedirebbero una vita personale, e lo porterebbero ad annientare la propria figura di individuo singolo ed indipendente per arrivare a comportarsi secondo il volere delle masse. Questa “libertà”, rappresentata dalla sua scelta di sposare la donna di cui è innamorato senza considerare le ripercussioni sulla sua figura politica, sfocia effettivamente in un forte egoismo e nella perdita del rispetto per gli altri -come sottolineato dal comportamento offensivo nei confronti del fratello-.

Al contrario Bertie, finisce per essere chiuso in se stesso, inconsapevole (tale consapevolezza arriverà grazie alla figura di Lionel) del proprio diritto ad essere ascoltato.

Questo personaggio però non ha solo questo aspetto caratteriale (una chiusura che lo porta alla timidezza) ma è, ed in alcune scene in cui discute con Lionel appare evidente, calato nelle convenzioni della propria classe sociale al punto da divenire evidentemente presuntuoso (presunzione che sarà superata gradualmente).

In conclusione, trovo che lo spettacolo, anche grazie alla scenografia molto curata, abbia ben rappresentato il disagio del protagonista e la sua graduale risoluzione.

Sara Casini

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