Il discorso del re

Di David Seidler

Traduzione di Luca Barbareschi

Luca Barbareschi (Lionel Logue)
Filippo Dini (Bertie – Duca di York)
Ruggero Cara (Winston Churchill)
Chiara Claudi (Myrtle Logue)
Roberto Mantovani (Cosmo Lang – Arcivescovo di Canterbury)
Astrid Meloni (Elizabeth – Duchessa di York)
Mauro Santopietro (David – Principe di Galles)
Giancarlo Previati (Re Giorgio V e Stanley Baldwin – Primo Ministro)
Produzione: Casanova Multimedia
Prodotto da Luca Barbareschi
Produzione esecutiva: Daniela Piccolo
Scenografia: Massimiliano Nocente
Costumi: Andrea Viotti
“Il discorso del re ” dramma teatrale portato in scena dal noto attore e produttore Luca barbareschi che dà allo spettacolo un tono tutto scespiriano, una rappresentazione della storia e della realtà seguendo la metafora del gran teatro del mondo. Il teatro-mondo tema che ha del baroccheggiante si articola in tutta la rappresentazione raggiungendo il culmine nell’abbazia di Westminster, nel grido del balbuziente re Giorgio sesto di Windsor ormai in via di guarigione. I personaggi vengono presentai all’interno della storia ognuno con la propria maschera David ha la maschera del gaudente, re Giorgio quinto la maschera del padre severo, Elizabeth la maschera dell’aristocratica, Bertie la maschera del balbuziente. L’unico che è privo di mascheramenti è il logopedista amante di Shakespeare che è a conoscenza della funzione della maschera nella vita e farà di tutto per far perdere a Bertie la propria; i continui richiami a Shakespeare da parte dell’attore fallito dimostrano la maturità del personaggio che determina la scoperta che tutti gli uomini sono uguali e portatori di travestimenti e ciò giustifica il suo continuo essere non ortodosso; l’incessante volersi uguagliare al futuro re da parte del dottor Logue esemplifica che tutti gli uomini condividono lo stesso fato che si intreccia con la vita determinandola ne consegue che tutti gli uomini sono uguali. Mirabile dimostrazione della riscoperta della persona avviene nell’abazia di Westminster dove il logopedista con domande provocatorie e affermazioni irriverenti determina l’emersione del vero uomo Bertie con il grido “io ho diritto di parlare e essere ascoltato in quanto uomo“; il futuro re Giorgio sesto no ha la sostanza prima e profonda di re perché come ha detto Lionel a Albert il neomonarca si traveste da sovrano, il trono non è che solo un comune pezzo di legno. Il grido che irrompe nell’abbazia dall’exbalbuziente e la frase di riconciliamento tra Bertie e il dottore segna la definitiva pace fra i due che è simbolo della completa estraniazinone di Bertie dai vincoli e dalle costrizione famigliari che causavano la balbuzie. Le continue citazione di Shakespeare durante l’azione scenica aiutano a comprendere il tema prima affrontato; il fato che agisce durante “il discorso del re” ricorda le tragedie scespiriane, per rafforzare tutto ciò c’è una completa analogia tra la rivalità fra Bertie e David e le tragedie citate da Lionel, Riccardo III, Amleto e La tempesta presentano fratelli minori in lotta con fratelli maggiori. Per far cogliere in modo ancora più evidente il tema del gran teatro del mondo e come sia veritiero la microstoria dei personaggi è accompagnata da una macrostoria di fatti realmente accaduti che si intrecciano con la microstoria rendendo l’unione inscindibile. L’unione così determinata permette di capire come le vicende storiche influenzino le azioni dei singoli.Le immagini proiettate su uno schermo ripescate negli archi della bbc adempiono mirabilmente il loro lavoro di ricostruzione della macrostoria, che viene anche riportata tramite l’agire dei personaggi politici (Churchill, Baldwin e l’arcivescovo di Canterbury). La tinta da dramma scespiriano che ha l’allestimento di Barbareschi si coglie nella onnipresente funzione catartica che si riscontra; lo spettacolo esorcizza la nostra incapacità a parlare in questi anni digitali, di crisi economiche e politiche, l’importante come afferma Barbareschi non è la fine ma tutto lo spettacolo in se che con la sua azione aiuta e dona energia che collega pubblico e attori; l’empatia con i personaggi è alternata da momenti lenti e indifferente a basso contenuto empatico a momenti di patos coinvolgenti che essendo circondati da momenti scarsamente emotivi vengono maggiormente avvertiti. La scenografia si adatta perfettamente al bisogno di cambiare scena senza causare troppa vertigine ma sono presenti momenti di smarrimento che colgono il pubblico. Come sottolinea lo stesso regista il video della dichiarazione di guerra buttato la con freddezza accentua l’attenzione su come con noncuranza il mondo si preparava all’abisso; lo spettacolo spinge a riflettere su cosa ci sia dietro un artificio retorico come il discorso ovvero la vita cambia i sacrifici di un popolo in guerra. lo spettacolo ha registrato grande successo da parte del pubblico numerosi applausi che hanno fatto far capolino da dietro le quinte la compagnia un paio di volte per ricevere gli applausi. fonti : visone dello spettacolo appunti di Barbareschi sullo spettacolo, incontro tra Barbareschi e il pubblico.

Davide Barsotti

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