È la storia di un uomo che deve a tutti i costi vincere se stesso e le sue paure per il bene del suo popolo. Mostra la grande forza di volontà necessaria per superare ogni ostacolo, anche quando siamo noi ad esserlo per noi stessi. Ambientata nell’ Inghilterra a cavallo degli anni ’20-’30, la commedia è incentrata sulla figura di Albert, detto Bertie, duca di York, secondogenito balbuziente del re Giorgio V.

Alla morte del re, il legittimo erede, David, è costretto ad abdicare preferendo sposare una “pluridivorziata” americana. La corona passa allora al fratello Bertie, che prende il nome di Giorgio VI, che non si sente però in grado di ricoprire tale carica a causa della sua disfunzione. Grazie alla moglie e al suo amico e logopedista Lionel, il nuovo re ritroverà la parola e potrà infondere coraggio al popolo, attraverso la radio, in un periodo molto difficile in cui l’umanità sta andando incontro ad un secondo conflitto mondiale.

Il regista Luca Barbareschi pone l’attenzione sulla componente umana della vicenda, raccontando la storia di un uomo in lotta contro se stesso per il bene del suo paese. Ma sottolinea anche la storia di un’amicizia, quella tra Lionel e Bertie: il loro rapporto è dapprima un po’ burrascoso, entrambi devono convivere con la consapevolezza di essere dei falliti, ma insieme poi riusciranno a fare delle loro debolezze punti forza. Il logopedista infatti si definisce attore fallito, ma è proprio grazie alla sua passione per il teatro che potrà aiutare Bertie, insegnandogli l’arte della recitazione per sopravvivere nel difficile mondo della politica; il re d’altro canto imparerà il vero valore delle parole e l’importanza di una voce nel silenzio della guerra. Un re non è che un uomo come gli altri, ha bisogno di essere ascoltato e ne ha tutto il diritto, ma ha dei doveri più grandi di lui, deve saper rinunciare ad essere se stesso per diventare il suo stesso popolo, mettere da parte i suoi problemi ed apparire forte per trasmettere sicurezza al suo paese. È questo forse il messaggio che il regista ci vuole mandare.

Ironica e a tratti divertente la rappresentazione coinvolge lo spettatore che, grazie alla funzione catartica dello spettacolo, si sente liberato, come il protagonista, dalle sue paure. La narrazione procede con un’interessante tecnica quasi cinematografica, la scenografia permette veloci salti nel tempo e nello spazio, anche se forse rallenta un po’ troppo nell’ultima parte. Per chi non la conosca, la storia inizialmente rimane un po’ confusa, ma come comincia a prendere forma l’eccellente recitazione dello stesso Barbareschi, nei panni del logopedista, e di Filippo Dini, che impersona re Giorgio VI, fa quasi dimenticare al pubblico di essere a teatro, permettendogli di immedesimarsi nella vicenda.

Francesca Di Pietro

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...